Ricostruzione e futuro delle aree interne: l’USR protagonista alla Fiera Mondiale del Peperoncino

Data Settembre 3, 2026 News
Ricostruzione e futuro delle aree interne: l’USR protagonista alla Fiera Mondiale del Peperoncino

È stato dedicato alle strategie per la rigenerazione e lo sviluppo delle aree interne il convegno che si è svolto nella serata di mercoledì 2 settembre nell’area convegni Spazio Italia, all’interno della Fiera Mondiale del Peperoncino, in programma a Rieti fino al 6 settembre. Un appuntamento che, come ormai frequentemente accade nel corso della manifestazione, si è trasformato in un’importante occasione di confronto sulle dinamiche del territorio reatino e sulle prospettive di sviluppo dell’Appennino centrale.

All’incontro hanno preso parte l’assessore ai Lavori Pubblici, alle Infrastrutture e alla Ricostruzione della Regione Lazio Manuela Rinaldi e il direttore dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione del Sisma della Regione Lazio Giancarlo Cipriano. Tra i relatori anche Tommaso Tanzilli, presidente di Ferrovie dello Stato Italiane, il consigliere regionale Daniele Leodori, la deputata del Partito Democratico Alessia Morani e Vincenzo Muneroni, esperto del Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Un confronto ampio, nel quale la ricostruzione è stata inquadrata all’interno di una prospettiva più generale: non soltanto ricostruire ciò che il sisma del 2016 ha danneggiato, ma creare le condizioni perché i territori possano tornare a essere luoghi in cui vivere, lavorare, investire e costruire nuove opportunità.

È stato questo il filo conduttore dell’intervento del direttore dell’Usr Lazio Giancarlo Cipriano, che ha presentato un quadro aggiornato della ricostruzione del cratere laziale, mettendo in relazione l’avanzamento degli interventi con le dinamiche socioeconomiche che interessano la provincia di Rieti.

I numeri restituiscono innanzitutto la dimensione dello sforzo in corso. Sul fronte della ricostruzione privata sono 3.907 le istanze RCR presentate, per circa 2 miliardi di euro richiesti e 1,45 miliardi di euro di contributi concessi. Per la ricostruzione pubblica sono invece 695 gli interventi, per un valore complessivo finanziato di circa 1,09 miliardi di euro. Dati che testimoniano come la ricostruzione rappresenti oggi una componente strutturale dell’economia del territorio e un investimento destinato a produrre effetti che vanno oltre la semplice restituzione degli edifici e delle infrastrutture.

Ma proprio accanto ai dati della ricostruzione, il convegno ha offerto l’occasione per guardare ai segnali di ripresa già presenti nel tessuto economico locale. Il quadro elaborato dall’Ufficio Speciale per la Ricostruzione evidenzia, nel periodo 2015-2025, un saldo positivo di 880 imprese tra iscrizioni e cessazioni, pari a +12,7%. Particolarmente significativi risultano alcuni comparti: le imprese dei servizi sono cresciute del 32,7%, quelle dell’alloggio e della ristorazione del 2,7% e quelle agricole del 2,4%. Ancora più rilevante è il dato relativo agli addetti complessivi, aumentati del 9,5%, a fronte di una sostanziale tenuta del numero complessivo delle imprese.

Un’evoluzione che trova un ulteriore elemento di interesse nei dati sulle iscrizioni e cessazioni: nel decennio considerato il saldo netto positivo riguarda sia il Comune di Rieti, con +665 unità, sia il cratere senza Rieti, con +215. Il rapporto evidenzia inoltre una presenza significativa dell’imprenditoria femminile, pari al 26,7% del totale, mentre il tasso di artigianalità della provincia di Rieti, al 23,5%, si colloca al di sopra della media nazionale e regionale.

Segnali positivi arrivano anche dal turismo, indicato nel corso del confronto come uno degli ambiti sui quali costruire una nuova capacità attrattiva dei territori. Nel 2025 la provincia di Rieti ha superato i 75 mila arrivi e i 190 mila pernottamenti, raggiungendo un massimo storico per l’area: un dato che conferma una crescita progressiva dei flussi turistici e rafforza la prospettiva di un territorio capace di trasformare patrimonio naturale, paesaggistico, culturale ed enogastronomico in nuove opportunità economiche.

La fotografia non nasconde, naturalmente, le criticità ancora presenti. Lo spopolamento rimane una delle principali sfide per il territorio: tra il 2015 e il 2025 la provincia di Rieti ha perso 7.534 residenti e nei comuni del cratere, esclusa Rieti, il calo raggiunge l’11,2%. Un fenomeno che rende ancora più urgente affiancare alla ricostruzione fisica politiche capaci di rafforzare servizi, occupazione, connessioni e qualità della vita.

È proprio su questa necessità che si inserisce il Piano Strategico dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione del Lazio, che mette in campo 141 progetti per il futuro del cratere, con oltre 200 milioni di euro di risorse pubbliche e una visione orientata a contrastare lo spopolamento e a promuovere il buon vivere, favorendo l’attrazione di persone, imprese, studenti e visitatori. Il Piano individua tre grandi direttrici – qualità della vita e connettività, ambiente e risorse naturali, vocazioni economiche e culturali – e punta a collegare gli interventi di ricostruzione con una più ampia strategia di sviluppo territoriale.

In questo quadro assumono un ruolo centrale anche il Masterplan operativo e il Piano di marketing territoriale, pensati come strumenti complementari per tradurre la visione strategica in azioni coordinate: dalla rilevazione dei fabbisogni ai tavoli di coordinamento, fino alla programmazione modulare e alla costruzione di un’identità territoriale unitaria.

Un capitolo specifico è rappresentato inoltre dai contributi MPMI Sisma, destinati a sostenere gli investimenti delle micro, piccole e medie imprese del cratere. La misura prevede una dotazione finanziaria di circa 3,49 milioni di euro, con contributi fino all’80% delle spese ammissibili e un massimo di 300 mila euro per beneficiario, concentrando il sostegno su turismo e ricettività, servizi, commercio, artigianato e manifattura: settori considerati strategici per rafforzare la base produttiva e accompagnare la ripresa economica delle aree colpite dal sisma.

È dunque una fase nella quale la ricostruzione può diventare il punto di partenza di una nuova stagione di sviluppo. I dati mostrano ancora fragilità importanti, soprattutto sul piano demografico, ma restituiscono contemporaneamente elementi concreti di dinamismo: investimenti pubblici rilevanti, una ricostruzione che procede, un tessuto imprenditoriale che nel complesso mantiene un saldo positivo, la crescita dei servizi e del turismo e una programmazione strategica che punta a tenere insieme infrastrutture, qualità della vita, ambiente, innovazione ed economia.

Il confronto ospitato da Spazio Italia ha così ribadito una prospettiva ormai centrale per il futuro del territorio: la rinascita delle aree interne dell’Appennino non può esaurirsi nella ricostruzione degli edifici, ma deve tradursi nella ricostruzione delle condizioni economiche, sociali e territoriali necessarie a renderle nuovamente attrattive e competitive. Una sfida che richiede continuità negli investimenti, capacità di fare sistema e una visione condivisa tra istituzioni, imprese e comunità locali.