Ricostruzione e legalità: nuovi provvedimenti antimafia nel Centro Italia

Data Settembre 11, 2026 News
Ricostruzione e legalità: nuovi provvedimenti antimafia nel Centro Italia

La ricostruzione del Centro Italia prosegue insieme a un sistema di prevenzione e controllo volto a garantire la tutela della legalità e delle ingenti risorse pubbliche destinate ai territori colpiti dal sisma del 2016. In questa direzione si inseriscono i cinque nuovi provvedimenti adottati nel settembre 2026 dalla Struttura per la prevenzione antimafia del Ministero dell’Interno nei confronti di imprese edili che avevano richiesto l’iscrizione nell’Anagrafe antimafia degli esecutori.

Salgono così a 29 i provvedimenti antimafia adottati dall’inizio dell’anno: 24 interdittive e 5 misure di prevenzione collaborativa.

«Manteniamo alta l’attenzione sui tentativi di infiltrazione mafiosa nella ricostruzione del Centro Italia, per tutelare le ingenti risorse stanziate dal Governo e assicurare che gli interventi siano realizzati da imprese che operano nella legalità», ha dichiarato il Prefetto Paolo Canaparo, Direttore della Struttura per la prevenzione antimafia, sottolineando il valore del rafforzamento delle attività di prevenzione e della collaborazione con il Commissario straordinario alla ricostruzione sisma 2016, senatore Guido Castelli.

I nuovi provvedimenti confermano l’efficacia di un modello che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, intervenendo lo scorso maggio ad Arquata del Tronto, aveva indicato come un riferimento per il futuro. «La ricostruzione non deve essere soltanto veloce ed efficace, ma anche trasparente, sicura, impermeabile ad ogni tentativo di infiltrazione criminale», aveva affermato il titolare del Viminale.

Un principio che sintetizza la filosofia del sistema sperimentato nella ricostruzione post sisma: garantire rapidità senza rinunciare al rigore e sostenere le imprese sane attraverso controlli capaci di accompagnare, senza rallentare, l’avanzamento dei lavori.

Al centro vi è la collaborazione tra la Struttura per la prevenzione antimafia, le Prefetture del cratere, i Gruppi interforze antimafia e la struttura commissariale. Un modello che riguarda non solo le opere pubbliche, ma anche la ricostruzione privata finanziata con contributi pubblici e che si avvale di strumenti innovativi, dall’Anagrafe nazionale degli esecutori al badge elettronico di cantiere, dal settimanale di cantiere alla piattaforma GE.DI.SI., per rafforzare tracciabilità, sicurezza e tutela dei lavoratori.

«Legalità, sicurezza e innovazione non sono adempimenti separati, ma parti di un’unica strategia: accelerare la ricostruzione senza arretrare di un millimetro sul rispetto delle regole e sulla qualità del lavoro», ha dichiarato il Commissario Castelli.

I provvedimenti adottati confermano così come la ricostruzione dell’Appennino centrale continui a rappresentare un laboratorio nazionale, nel quale velocità, trasparenza e qualità procedono insieme per assicurare alle comunità non solo nuove opere e servizi, ma uno sviluppo fondato sulla piena legalità.