
La ricostruzione del Centro Italia come laboratorio di sicurezza, sostenibilità e rigenerazione dei territori. È stato questo il filo conduttore della partecipazione della Struttura commissariale Sisma 2016 a RemTech Expo 2026, la manifestazione che dal 16 al 18 settembre ha riunito a Ferrara istituzioni, imprese, professionisti e mondo della ricerca sui temi del risanamento, della rigenerazione e dello sviluppo sostenibile.
Un confronto al quale ha preso parte anche il Commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli, intervenuto nei diversi appuntamenti dedicati alla prevenzione del rischio sismico, alla sostenibilità delle opere pubbliche, all’adattamento ai cambiamenti climatici e ai nuovi modelli di gestione della ricostruzione.
La presenza a RemTech ha rappresentato un’occasione per condividere l’esperienza maturata nell’Appennino centrale dopo il sisma del 2016 e per evidenziare come la ricostruzione non possa essere ricondotta alla sola riparazione o sostituzione degli edifici danneggiati. Il percorso in corso punta infatti a integrare sicurezza sismica, qualità della progettazione, sostenibilità ambientale, rigenerazione urbana e capacità amministrativa, con l’obiettivo di rafforzare la resilienza dei territori e creare condizioni favorevoli alla loro permanenza e al loro sviluppo.
Un’impostazione che riguarda direttamente anche il Lazio, dove la ricostruzione interessa un territorio articolato e caratterizzato da una forte presenza di piccoli Comuni e aree interne. Al 31 luglio 2026, il Piano della Ricostruzione delle Opere Pubbliche post-sisma della Regione Lazio comprende 702 interventi, per uno stanziamento complessivo di oltre 976 milioni di euro. Si tratta di interventi che comprendono infrastrutture, edifici pubblici, scuole, luoghi di culto e beni di interesse storico e culturale.
Nel corso degli appuntamenti di Ferrara, particolare attenzione è stata dedicata anche al rapporto tra ricostruzione e cambiamenti climatici, alla prevenzione dei rischi e ai nuovi Criteri Ambientali Minimi per l’edilizia, temi che assumono un rilievo crescente anche nella programmazione degli interventi pubblici nei territori colpiti dal sisma. La ricostruzione diventa così parte di una più ampia strategia di prevenzione, nella quale la qualità delle opere e la capacità di adattamento dei territori rappresentano elementi essenziali.
La scuola come presidio delle comunità
In questo quadro si inserisce anche il tema della ricostruzione degli edifici scolastici, richiamato dal Commissario Castelli in occasione della riapertura delle scuole nelle regioni del cratere, compreso il Lazio.
Per l’anno scolastico 2026/2027, nel Lazio le lezioni sono riprese il 15 settembre. La campanella ha assunto un significato particolare anche nei territori interessati dal sisma, dove la scuola rappresenta non soltanto un luogo di formazione, ma uno dei principali presidi di comunità.
«La ricostruzione non riguarda soltanto gli edifici, ma soprattutto le persone, le relazioni e il futuro dei territori», ha sottolineato Castelli, ricordando come il programma di edilizia scolastica della Struttura commissariale coinvolga Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, con circa 450 interventi e risorse complessive pari a circa 1,4 miliardi di euro.
Nel Lazio, questo impegno si traduce in interventi destinati a restituire alle comunità edifici scolastici più sicuri e adeguati alle esigenze delle nuove generazioni. Tra gli interventi programmati figura, ad esempio, l’adeguamento sismico della Scuola media Basilio Sisti e della Scuola dell’infanzia Borgo Santa Lucia di Rieti, mentre ad Amatrice prosegue il percorso per la realizzazione del nuovo Centro di Formazione Professionale Alberghiero e Convitto, inserito nell’ambito della ricostruzione delle strutture scolastiche.
La ricostruzione della scuola assume quindi un valore che va oltre la dimensione edilizia. Significa restituire ai ragazzi luoghi sicuri e funzionali, ma anche contribuire alla tenuta sociale e demografica delle aree interne. È in questo senso che la scuola può diventare uno degli elementi attraverso cui rafforzare quella “coscienza del luogo” richiamata da Castelli: il legame tra nuove generazioni, territorio e comunità.
«Investire nella scuola significa alimentare la restanza e la tornanza», ha evidenziato il Commissario, sottolineando come la possibilità di studiare in strutture moderne, sicure ed efficienti rappresenti una componente importante delle condizioni necessarie affinché i giovani possano continuare a vivere nei territori dell’Appennino o mantenere con essi un legame forte anche dopo un eventuale percorso di studio o lavoro fuori regione.
Ricostruire mettendo al centro le comunità
Dalla partecipazione a RemTech alla ripresa dell’attività scolastica, il messaggio che emerge è quello di una ricostruzione intesa sempre più come processo di rigenerazione complessiva.
Per il Lazio, ciò significa accompagnare il completamento degli interventi ancora in corso insieme a una visione capace di guardare oltre l’emergenza e oltre la sola dimensione edilizia: mettere in sicurezza il patrimonio pubblico e privato, migliorare la qualità degli spazi e dei servizi, rafforzare le infrastrutture e creare le condizioni perché i territori colpiti dal sisma possano tornare a essere pienamente vissuti.
La ricostruzione, in questa prospettiva, diventa anche uno strumento di prevenzione e di sviluppo. Ricostruire meglio, più sicuro e in modo sostenibile significa costruire le condizioni per il futuro delle comunità, dalle aree di Amatrice e Accumoli fino agli altri territori del cratere laziale.