Sisma, dieci anni dopo: Meloni ad Amatrice, Castelli, Trancassini e Rinaldi, «Restituire futuro ai territori»

Data Agosto 25, 2026 News
Sisma, dieci anni dopo: Meloni ad Amatrice, Castelli, Trancassini e Rinaldi, «Restituire futuro ai territori»

Il 24 agosto 2026, a dieci anni dalla notte che ha segnato profondamente il Centro Italia, le istituzioni si sono raccolte nei luoghi più colpiti dal sisma per commemorare le vittime e rinnovare l’impegno a favore delle comunità che, ancora oggi, attendono il completamento della ricostruzione.

Le celebrazioni hanno preso il via da Accumoli, uno dei comuni simbolo della tragedia. Nella mattinata, l’assessore alla Ricostruzione della Regione Lazio Manuela Rinaldi, alla presenza del sindaco Mauro Tolomei e accompagnata dalla presidente della Provincia di Rieti Roberta Cuneo, ha deposto una corona in memoria delle vittime. Una cerimonia intima e silenziosa, nel rispetto di chi non è sopravvissuto alla scossa delle 3:36, ma anche di una comunità che, da quella notte, continua a confrontarsi con una profonda ferita.

«Trovare delle normative che possano accelerare e dare più forza alla ricostruzione. Lo dobbiamo alle vittime di questi territori e lo dobbiamo a chi è rimasto», ha dichiarato Rinaldi al termine della commemorazione. «La tenacia di queste comunità è ancora forte, ma dobbiamo impegnarci affinché non perdano la speranza di vedere ricostruire le loro abitazioni, ma soprattutto di vedere un futuro per questi territori».

Nel pomeriggio, il momento centrale delle celebrazioni si è spostato ad Amatrice, nel parco Padre Giovanni Minozzi, dove sono arrivati la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, il ministro per il Turismo Gianmarco Mazzi e il ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci. La premier, accompagnata dal questore della Camera dei deputati Paolo Trancassini, ha raggiunto il luogo della commemorazione, alla presenza delle istituzioni nazionali, regionali e locali, dei sindaci del cratere e delle comunità.

Davanti al monumento dedicato alle persone che persero la vita quella notte, Meloni ha deposto una corona d’alloro e osservato un momento di silenzio. Al termine della cerimonia, la presidente del Consiglio ha incontrato in forma privata alcuni familiari delle vittime, insieme al commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli e a Trancassini. «L’emozione dell’incontro con i familiari delle vittime è grande, ma è più grande l’impegno perché noi vogliamo continuare a dare risposte», ha dichiarato Meloni, ribadendo la volontà del Governo di proseguire nel percorso di ricostruzione.

Per Trancassini, il decimo anniversario rappresenta infatti non soltanto un momento di memoria, ma anche la conferma di una responsabilità che le istituzioni devono continuare ad assumersi. «Il dolore per le vittime resta immutato, così come il dovere di non lasciare solo chi ha perso tutto», ha sottolineato, ricordando come Amatrice non voglia essere soltanto «il luogo del ricordo», ma una comunità che «ha resistito, che ha lottato e che continua a costruire il proprio futuro». La ricostruzione, ha aggiunto, «è una responsabilità che dobbiamo portare avanti fino in fondo, con serietà, concretezza», perché «il modo migliore per onorare chi non c’è più è restituire ad Amatrice una vita piena, una comunità forte e un futuro all’altezza della sua storia».

Lo stesso filo tra memoria e responsabilità ha attraversato le parole del commissario straordinario Guido Castelli. «Il decennale dal terremoto, ma non ancora il decennale della ricostruzione», ha osservato, richiamando gli anni segnati da «difficoltà, rinvii e false partenze» che hanno contribuito a rallentare il processo. «Molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare», ha ricordato, indicando nella capacità di non fermarsi il principale impegno per il futuro. «Questi luoghi non chiedono soltanto di essere ricordati. Chiedono di tornare a vivere. E la vera ricostruzione sarà compiuta quando quei luoghi torneranno ad avere futuro».

Il momento centrale della giornata è proseguito al campo sportivo di Amatrice con la celebrazione della Messa di suffragio, presieduta dal cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, alla presenza della premier e delle istituzioni. Una celebrazione che ha unito idealmente i territori colpiti e posto al centro il valore della comunità, della solidarietà e della speranza.

Nella sua omelia, Zuppi ha ricordato la drammaticità di quella notte, definendola «142 secondi di distruzione interminabile», e ha sottolineato come, a dieci anni di distanza, il processo di ricostruzione non possa ancora considerarsi compiuto. «Amatrice non c’è più e non c’è ancora», ha affermato il cardinale, richiamando tutti a un impegno comune: «Non interessano polemiche, ma l’impegno di tutti, a cominciare dallo Stato e dalle sue istituzioni, dalla Chiesa, dalla passione e dalla creatività di ognuno».

A rappresentare la comunità amatriciana, il sindaco Giorgio Cortellesi ha sottolineato il significato del decimo anniversario come occasione per fare un bilancio e imprimere un ulteriore salto di qualità alla ricostruzione, intesa non soltanto come recupero del patrimonio edilizio, ma anche come rilancio economico, sociale e culturale del territorio. «C’è tanta voglia di rinascere», ha affermato, richiamando la vitalità espressa oggi attraverso musica, teatro, sport, attività e associazioni.

A dieci anni dal sisma, il 24 agosto ha così restituito il senso più profondo del decennale: custodire la memoria delle vittime e, nello stesso tempo, trasformare quella memoria in responsabilità e impegno. Per Amatrice, Accumoli e per tutti i territori colpiti, la ricostruzione non riguarda soltanto edifici e infrastrutture, ma il ritorno alla vita dei luoghi, il ripopolamento e la costruzione di condizioni concrete per un futuro capace di dare continuità alla storia e all’identità delle comunità.